Category: News

Divisioni

Un’app per sistemi Windows o Mac (richiede Java) per esercitarsi con le divisioni, pensata per la scuola primaria.

Realizzata in Java, il file scaricato è di tipo JAR e può essere avviato sia su sistemi Windows che su Mac, previa installazione di Java sul computer.

 

Se il computer dispone già di Java installato (JRE), è sufficiente scaricare l’app da questo link:
http://www.scuolaclick.it/appmatematica/divisioni.jar

Se Java non fosse installato:
nel caso in cui Java non fosse installato, è possibile scaricarlo direttamente dal sito ufficiale:
https://www.java.com/it/download/
oppure scaricare direttamente da qui i pacchetti per Windows o Mac (iOS):
Per Windows: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-windows-i586.exe
Per Apple Mac: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-macosx-x64.dmg

Operazioni con i numeri decimali


Un’app per sistemi Windows o Mac (richiede Java) per esercitarsi con le addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni con i numeri decimali, pensata per la scuola primaria.

Realizzata in Java, il file scaricato è di tipo JAR e può essere avviato sia su sistemi Windows che su Mac, previa installazione di Java sul computer.

 

Se il computer dispone già di Java installato (JRE), è sufficiente scaricare l’app da questo link:
http://www.scuolaclick.it/appmatematica/operazioni.jar

Se Java non fosse installato:
nel caso in cui Java non fosse installato, è possibile scaricarlo direttamente dal sito ufficiale:
https://www.java.com/it/download/
oppure scaricare direttamente da qui i pacchetti per Windows o Mac (iOS):
Per Windows: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-windows-i586.exe
Per Apple Mac: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-macosx-x64.dmg

Giochiamo con le frazioni

Un’app per sistemi Windows o Mac (richiede Java) per esercitarsi con le frazioni, pensata per la scuola primaria.

Realizzata in Java, il file scaricato è di tipo JAR e può essere avviato sia su sistemi Windows che su Mac, previa installazione di Java sul computer.

 

L’app tiene conto delle risposte corrette e degli eventuali errori ed, eventualmente, ripropone le frazioni per cui è stata data la risposta errata.

Se il computer dispone già di Java installato (JRE), è sufficiente scaricare l’app da questo link:
http://www.scuolaclick.it/appmatematica/frazioni.jar

Se Java non fosse installato:
nel caso in cui Java non fosse installato, è possibile scaricarlo direttamente dal sito ufficiale:
https://www.java.com/it/download/
oppure scaricare direttamente da qui i pacchetti per Windows o Mac (iOS):
Per Windows: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-windows-i586.exe
Per Apple Mac: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-macosx-x64.dmg

Vedi anche: La tombola con le 4 operazioni (per Windows)

Azione didattica a distanza… in pillole

Alcuni consigli su come impostare una formazione a distanza efficace (poi, ovviamente, ognuno faccia come crede)

Innanzitutto una premessa: la situazione che si sta presentando è assolutamente nuova, non prevista, non normata, quindi da valutare, successivamente, a bocce ferme, in quanto a reale efficacia. Per questo ogni forma di valutazione deve essere ben ponderata e sarebbe opportuno procedere con molta cautela.

Va detto che la FAD (formazione a distanza) – questo è il nome corretto dell’uso delle tecnologie digitali nell’ambito della trasmissione dei saperi – è un ambito di studi specifici da diversi anni, non è nata con il coronavirus, ha propri paradigmi organizzativi e finalità. Non è mai stata pensata per sostituire in modo massivo la scuola “tradizionale”, né, per ovvi motivi, può farlo. Generalmente la FAD è utilizzata in corsi monotematici o come supporto alla normale attività in presenza e risponde a ben precisi requisiti e ben precise modalità organizzative e di intervento.

Detto questo, affrontiamo il punto focale: qual è la finalità di ogni azione didattica ? Non esiste che una sola risposta: permettere a chi la fruisce di raggiungere l’obiettivo di acquisire conoscenze e competenze.

Quindi l’azione didattica (non importa se in presenza o a distanza) ha senso solo se è finalizzata all’obbiettivo sopra espresso.

Il ruolo del docente: nella classica lezione frontale in presenza, il più delle volte il docente assume la funzione di unico erogatore della conoscenza, e i discenti si limitano ad “assorbire” tale conoscenza. L’efficacia di tale modalità è legata alla capacità comunicativa del docente, non solo alla preparazione specifica, ma anche alla sua capacità di suscitare  interesse, attesa, curiosità.

Ma questo tipo di lezione male si presta in un contesto di comunicazione a distanza. Mancano tutti quelli elementi di comunicazione non verbali propri della lezione in presenza.

La formazione a distanza, invece, vede come artefice principale degli apprendimenti il fruitore, ovvero l’alunno. Compito del docente è fornire materiali, supporto e sistemi di autovalutazione utili al raggiungimento degli obiettivi.

Uno dei punto di forza della FAD è proprio la possibilità del fruitore di organizzare i propri tempi, sapendo di disporre di materiali appositamente realizzati per permettere un accesso chiaro alle informazioni necessarie.

Ecco, quindi, che già l’idea di replicare davanti ad una webcam ciò che si farebbe in presenza, è, quantomeno, illusorio sul piano dell’efficacia.

Come organizzare, quindi, interventi formativi a distanza cercando di renderli efficaci ?

Innanzi tutto va predisposta  una scaletta delle attività che preveda:
– materiale di studio
– sistema di autovalutazione
– confronto con il docente per eventuali chiarimenti
– una valutazione formativa finale

Materiali:
I materiali devono essere chiari, preparati con cura, brevi, monotematici. I docenti possono, ad esempio, registrare brevi video lezioni (non più di 10 minuti) curate nell’esposizione, oppure avvalersi di materiale multimediale  già pronto ed accompagnato da una breve introduzione circa le finalità ed i metodo di studio da seguire.  Il materiale multimediale va integrato con schede riassuntive, mappe concettuali, approfondimenti. Questa è la fase più importante. Inutile perdersi in lunghi sproloqui, meglio saper essere sintetici e saper cogliere l’essenziale. Proprio per questo, questa fase, richiede una progettazione ed una realizzazione curata nei particolari. I punti da tenere presenti sono: il materiale deve essere fruibile in modo asincrono dal discente, che organizza il proprio tempo, deve essere chiaro, stimolare la curiosità e l’attenzione, comprensibile, realizzato con cura. E, soprattutto, non deve annoiare.

Sistema di autovalutazione:
Al materiale di studio si deve accompagnare una serie di test che permettano al discente di porsi le domande corrette e valutare la propria preparazione. Possono, ad esempio, esser usate piattaforma in rete come Questbase o simili contenenti le domande significative con cui l’alunno possa fare esercizio al fine di prendere coscienza di eventuali lacune. L’ideale è fornire anche delle indicazioni sul dove reperire le conoscenze oggetto di lacuna.

Momento di confronto:
Può essere realizzato in modo sincrono, attraverso piattaforme di video meeting o asincrono. Questo è il momento in cui gli alunni, dopo aver affrontato lo studio dei materiali ed aver verificato le proprie eventuali difficoltà, possono interagire con il docente, al fine di ottenere gli eventuali chiarimenti.
Ma, e qui la modalità a distanza, presenta un vantaggio enorme, vi è anche la possibilità di permettere ai ragazzi di porsi domande e fornire risposte reciprocamente, in questo modo il docente diventa non più il solo erogatore di conoscenza, ma, bensì il moderatore della discussione aiutando i ragazzi a cercare, in gruppo o in autonomia, le risposte ai quesiti posti ed incanalando la discussione.

Verifica formativa finale:
E’ il momento di (quasi) tirare le somme. Quasi perché una verifica a distanza non può, per sua natura, essere significativa dal punto di vista della valutazione sommativa, la quale può essere svolta solo in presenza. Ma una “verifica in itinere” può, certamente, fornire al docente il indicazioni in merito all’efficacia del lavoro svolto. Ricordiamoci che, per le ragioni espresse all’inizio, questo tipo di verifica ha un duplice aspetto:
– valutare l’efficacia dell’azione didattica svolta: stiamo esplorando un modo completamente diverso di “fare scuola” e non si può dare per scontato che l’azione didattica messa in campo abbia raggiunto l’obiettivo
– valutare le conoscenze e le competenze acquisite dall’alunno

Tutto questo, comunque, anche nella migliore delle ipotesi, non avrà mai la pretesa di sostituire in toto la didattica in presenza, nella quale entrano in gioco fattori non riproducibili attraverso la comunicazione a distanza.

Un ultimo pensiero di tipo prettamente pratico: non è detto che gli alunni possano fruire di quanto prodotto, sia per limitazioni di tipo tecnico, sia di tipo sociale o organizzativo. Questo è il motivo principale per cui una azione didattica immaginata completamente “on line” non potrà mai essere oggetto di una valutazione formale sommativa, ma può, al massimo, rappresentare uno strumento di aiuto se realizzata con cura.

Qualche parola sui social network

Probabilmente, una delle peggiori mancanze che fa chi usa i social network è quella di NON leggere le condizioni di utilizzo prima di iniziare ad usarli.

Chiariamo un punto essenziale: i social network sono applicazioni in cloud PRIVATE, non rappresentano un SERVIZIO PUBBLICO, ma sono liberamente sottoscrivibili in cambio dell’accettazione incondizionata delle regole date da chi li gestisce.

Ciò significa che quando mi iscrivo e clicco sul quadratino in cui c’è scritto “Accetto le condizioni di utilizzo” firmo un contratto in cui accetto tutto quello che il gestore del social network ha previsto.
Se non le voglio accettare, sono libero di cambiare pagina.

Detto questo, vediamo alcuni punti importanti:

1) I SOCIAL NETWORK NON SONO PER BAMBINI, infatti in tutti i social network è prevista la clausola che VIETA l’uso ai minori di anni 13. Iscriversi o permettere ai propri figli minori di anni 13 di gestire un proprio profilo è una violazione non solo degli accordi ma anche della Legge. In Europa, peraltro, è in corso un dibattito per alzare tale limite a 16 anni. Attenzione: dichiarare un’età diversa rappresenta una dichiarazione mendace ed è punibile penalmente.

2) CIO’ CHE PUBBLICO SU UN SOCIAL NON MI APPARTIENE PIU’ (O QUASI): la maggior parte dei social network prevedono esplicitamente che il contenuto pubblicato dall’utente (quindi messaggi, immagini, video, ecc.) siano ceduti in licenza illimitata – anche se non esclusiva – a chi gestisce il social stesso. Cosa significa ? Significa che se posto una foto e domani quella foto può tornare utile all’azienda che gestisce il social per fare un cartellone pubblicitario, lo può fare e non gli si può dire nulla. Ed è la prima ragione per cui sarebbe utile evitare di postare foto e video dei bambini. Di solito le clausole riservano all’azienda che gestisce il social network anche il diritto di trasferire i contenuti a terzi, senza limitazioni. Quindi potranno tranquillamente vendere i vostri contenuti.

3) NEI SOCIAL NON ESISTE L’ANONIMATO: tutto ciò che viene immesso (anche se successivamente cancellato) rimane, potenzialmente, PER SEMPRE nei server di chi gestisce il social, associato ai dati dell’utente (liberamente dati al momento dell’iscrizione), all’indirizzo IP e ad ogni altra possibile forma di tracciamento.

4) L’OFFESA SUI SOCIAL EQUIVALE AL REATO DI PUBBLICA DIFFAMAZIONE: ed è un reato perseguibile penalmente. I leoncini da tastiera sono avvisati.

5) NON ESISTONO CONTENUTI PRIVATI: è vero che spesso i social prevedono di poter gestire il “pubblico” a cui vogliamo mostrare i nostri contenuti, ma, leggendo tra le righe delle condizioni d’uso di quasi tutti i social network si apprende che è solo un sistema di filtraggio, tuttavia i contenuti sono e rimangono pubblici e il social network può, in ogni momento, modificare, liberamente, le condizioni di diffusione.

6) E’ VIETATO PUBBLICARE FOTO DI TERZI: attenzione ai selfie o alle foto che includono persone (soprattutto se minori) dei quali non si dispone della liberatoria alla diffusione, può costare MOLTO MOLTO MOLTO caro. Si tratta di diffusione non autorizzata di dati personali, penalmente perseguibile.

7) MANTENERE UN SOCIAL NETWORK COSTA: chi li gestisce paga milioni di euro l’anno per la loro presenza in rete e da qualche parte tali soldi devono pur saltare fuori (nessuno fa beneficenza). Ed il ricavo tali società lo ottengono vendendo i nostri dati.

Ed ora, ciascuno decida se continuare ad usarli o meno. L’importante è sapere come stanno le cose.

 

Qualche parola sullo studio.

Qualche parola sullo studio.

In questi anni ho avuto modo di sperimentare l’approccio  di alunni, ma soprattutto genitori, alla questione “studio”.

Con queste poche note vorrei illustrare il mio punto di vista.

Innanzi tutto, una delle frasi più ricorrenti, è “ma io ho studiato” (nella variante genitoriale “ma mio figlio aveva studiato”). Bene chiariamo cosa significa “studiare”. Studiare NON significa leggere un paio di volte qualcosa e, passati 5 minuti, mettere da parte con la convinzione di aver fatto il proprio dovere. Eh no. Studiare significa attingere alle fonti, ragionare su quanto acquisito, riorganizzare le informazioni, saperle esprimere con “le proprie parole” (accidenti al copia-incolla), saperle applicare.
Lo sai fare ? , se la risposta è sì, allora hai studiato. Se la risposta è no, ricomincia.

Poi, la domanda successiva è “per quanto tempo ?”. Bene, chi ha letto con attenzione il punto precedente, la risposta l’ha intuita. Per tutti gli altri la esplicito: quanto serve a raggiungere l’obiettivo.  Studiare “a tempo” è una contraddizione in termini. Si studia fino a quando non si è in grado di padroneggiare l’argomento trattato. In base alla difficoltà a qualcuno possono bastare minuti, a qualcun altro, ore. Ognuno deve organizzare il proprio tempo in funzione dell’obiettivo.

Altra domanda “ma quanto ho preso ?”. E’ la peggior domanda in assoluto. La domanda corretta è: “cosa ho imparato ? cosa ora so fare (che prima non sapevo) ?”. Lo studio non va mai finalizzato al voto, ma alla conoscenza. Studiare “per il voto” è, semplicemente, un “non studiare”.  Lo scopo dello studio è arricchire le proprie conoscenze ed acquisire nuove competenze. Per inciso: non si studia per “la verifica”, ma per crescere, anche e soprattutto sotto l’aspetto culturale.

E veniamo alle famigerate “verifiche”. A cosa servono ? A collezionare “voti” ? Eh, no, cari ragazzi e cari genitori, le verifiche non sono altro che il “termometro” di ciò che si sa e si sa fare. E’ uno strumento straordinario per prendere coscienza della qualità dello studio svolto e dell’impegno profuso. La verifica ti fa capire se hai studiato o se hai semplicemente perso tempo. E, comunque, ti fa capire dove, eventualmente devi concentrarti per raggiungere il risultato. E, quindi, ricominciare a studiare.
Attenzione: prendere un 6 e dire “mi accontento” significa offendere sé stessi.

Vediamo, infatti, il voto della verifica ? La domanda “ma X è un bel voto ?”. Beh, la risposta sintetica è: se non è il massimo, non è un “bel voto”. Se il voto è il termometro dell’obiettivo raggiunto e tu tale obiettivo, nella sua totalità, non l’hai raggiunto, lo puoi considerare un “buon voto” ? Se puoi arrivare a 100 e ti fermi ad 80, hai raggiunto l’obiettivo ? Se uno scalatore decide di scalare il Monte Bianco, ma si ferma dopo i primi 300m, sarà contento della sua impresa ? Beh, rispondiamo a queste domande ed avremo la risposta. Ovviamente la verifica DEVE essere obiettiva ed avere dei limiti raggiungibili, ma questo è il compito dell’insegnante. Compito dell’alunno è metterci tutto sé stesso, senza se e senza ma.

E veniamo ai “compiti per casa”. Troppi ? Troppo pochi ? Perché non li fanno a scuola ? “il ragazzo ha già tanti impegni…”. Iniziamo a chiarire: l’esercizio a casa, in autonomia, ha una funzione precisa: aiuta a “fissare” gli apprendimenti. Certamente non ha senso un abuso dello strumento (far fare 100 espressioni ad un ragazzo da un giorno all’altro non necessariamente è la soluzione migliore). Ma, certamente, sapersi riservare un tempo, in un contesto diverso da quello della classe, dove, in COMPLETA AUTONOMIA ciascuno si mette alla prova e verifica se è in grado o meno di raggiungere gli obiettivi (altrimenti si ritorna al punto iniziale) è fondamentale. A scuola si apprende l’uso degli strumenti, ma è a casa, quando nessuno è disposto ad aiutarti, che ci si mette alla prova. Ebbene sì, i “compiti” possono essere scomodi, ma aiutano ad apprendere.

Ultimo capitolo: le “giustificazioni”. E qui siamo all’assurdo del genitore che, invece di spronare il proprio figlio a dare il massimo, quindi a superare eventuali difficoltà, gli insegna ad “aggirarle”. Ragazzi cari, la vita è piena di difficoltà, la vita è competizione, con sé stessi e con gli altri, e la scuola deve essere la palestra in cui imparate ad affrontare le difficoltà, a prenderle per le corna e superarle, non certamente a nascondersi dietro a mille motivi per non fare. Perché sia chiaro, per evitare la fatica si possono trovare mille motivi, ma per raggiungere lo scopo, ve ne è soltanto uno: la volontà di farlo. Ed arrendersi alla difficoltà, magari nascondendosi dietro a  due righe scritte dal genitore, non rappresenta, certamente, il miglior modo di affrontare le sfide. Se scendo in campo per affrontare una partita, lo faccio per vincere. Magari poi perdo, ma devo voler vincere comunque.

Un ultimo appunto: molti alunni e a volte anche i genitori vorrebbero una “scuola facile”. Beh, la scuola facile è quella che NON insegna nulla, quella che NON richiede impegno, quella che NON richiede fatica. In sintesi quella che finge di insegnare e ti chiede quello che sai già. Ma, allora, perché andarci ? Per avere la soddisfazione di avere una serie indefinita di risultati scontati (la logica dell’apparire in contrapposizione a quella dell’essere) ? Questa è Scuola (con la S maiuscola) ? La vera Scuola non deve essere “impossibile” (su questo siamo d’accordo) ma non può essere “facile”, deve stimolare intelligenza e creatività, deve abituare a ragionare, deve insegnare ad usare gli strumenti e poi fare in modo che ciascuno, in PIENA AUTONOMIA, li sappia padroneggiare. Altrimenti è una farsa, una sceneggiata, inutile, che fa solo perdere tempo.

Poi, ognuno decida cosa vuol fare del proprio tempo. Per come la vedo io, lo studio è e deve essere una cosa seria ed impegnativa. E, se fatto bene, sa dare grandi soddisfazioni.

Maestro Fabio

La Tombola con le 4 operazioni


NEWS: ORA DISPONIBILE PER IL DOWNLOAD

Pensato espressamente per l’utilizzo in classe con la LIM, il programma permette di “giocare” alla tombola (o Bingo90) proponendo nel tabellone non i numeri estratti ma le operazioni per calcolarli.

 

Istruzioni:
Installare il programma (per Windows 7,8 e 10) nel computer connesso alla LIM (o videoproiettore) e distribuire ai bambini una cartella della tombola.

Avviare il programma e procedere alla sequenza di estrazione cliccando sul pulsante in basso a destra. Ad ogni pressione sarà generata un’operazione corrispondente ad uno dei numeri del tabellone. I bambini dovranno risolvere l’operazione e verificare se il risultato si trova nella cartella posseduta. Se presente, scriveranno l’operazione, utilizzando una penna o un pennarello colorato, nella stessa casella in cui si trova il risultato calcolato.

Le cartelle possono essere facilmente generate e stampate usando alcuni siti disponibili in rete, come ad esempio http://www.cartelle-tombola.it/ 

Per scaricare il programma clicca qui

Amazon Appstore – lo store alternativo per le app Android

Forse non tutti sono al corrente che esistono store diversi per le app Android.
Tra queste segnalo Amazon Appstore, disponibile all’URL https://www.amazon.it/appstore all’interno del quale è possibile trovare app, sia gratuite che a pagamento, suddivise nelle diverse categorie.
Per poter utilizzare il servizio offerto da Amazon Appstore è sufficiente seguire le istruzioni indicate, ovvero abilitare sul proprio tablet o smartphone quelle che vengono chiamate le “fonti sconosciute” ed installare l’app Amazon Appstore.

Da quel momento si avrà accesso a migliaia di app, molte delle quali completamente gratuite ed utili per la scuola.

Anche le mie app presenti e future saranno pubblicate su Amazon Appstore:
https://www.amazon.it/s?i=mobile-apps&rh=p_4%3AFabio+Albanese&search-type=ss

La nuova galleria multimediale

Nell’ottica di un progressivo abbandono di piattaforme di video sharing commerciali, sto spostando tutti i miei video all’interno di una galleria presente nel mio sito web.
Pertanto da oggi tutti i futuri filmati saranno condivisi esclusivamente all’URL:
http://www.fabioalbanese.it/gallery
Questo anche per evitare il fastidioso fenomeno dei “video consigliati” alla fine delle riproduzione, non sempre adatti al pubblico dei bambini o, comunque, non sempre idonei all’ambito scolastico.

Alice in the social world

“Alice in the social world” è il cortometraggio realizzato in collaborazione con l’associazione “Teatriamo” di Treviso durante il laboratorio di cinema per bambini 2019.
Alice attraversa il mondo di internet e dei social network.  Siamo sicuri che sia davvero “il Paese delle Meraviglie” ?
Sinossi: Marta, undicenne, deve interpretare il ruolo di Alice in uno spettacolo teatrale, ma è troppo presa dalla chat con un nuovo amico trovato in rete per concentrarsi. E succede un incidente.

Un breve film per i bambini, ma, soprattutto, per i genitori.

Buona visione.

Produzione non destinata ad uso commerciale, distribuita sotto licenza Creative Commons BY-NC-ND 3.0 IT (Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate).

Link:
Pagina ufficiale: http://www.teatriamo.it/sito/alice-in-the-social-world/
Recensione su Corti ? Si parte ! – sito di informazione sui cortometraggi italiani

 

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