Category: Multimediale didattico

Eserciziario di matematica cl. 3° e 4° primaria

Eserciziario di matematica per le classi 3° e 4° della Scuola Primaria.

30 schede contenenti:
Addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni con i numeri decimali
Divisioni con il resto (divisore ad una cifra)
Moltiplicazione e divisione per 10, 100, 1000
Frazioni decimali
Frazione di un numero dato
Schede di correzione con le risposte

 

Distribuito in licenza Creative Commons BY-NC-ND 3.0 IT

Scarica: Eserciziario di matematica 30 schede

Eserciziario matematica 30 schede

Scratch Expert On Line

Metti alla prova la tua conoscenza dei blocchi di Scratch.
Il test si compone di 20 domande scelte a caso.
Per ciascuna domanda ti verrà mostrato un blocco a cui dovrai associare il significato scelto tra tre possibili risposte.
Il test è superato rispondendo correttamente ad almeno 12 domande (60%).
Se supererai il test potrai scaricare l’Attestato da far firmare al tuo insegnante.
Ricordati di inserire i dati richiesti in modo corretto, perché saranno riportati nell’Attestato.

Purtroppo ogni servizio online ha un costo, comprese le risorse utili a tenere attivo Scratch Expert On Line… se pensi che questa iniziativa possa essere utile, aiutami a tenerla attiva con una piccolissima donazione (1 euro).
Grazie.


 

 

 

Operazioni con i numeri decimali


Un’app per sistemi Windows o Mac (richiede Java) per esercitarsi con le addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni con i numeri decimali, pensata per la scuola primaria.

Realizzata in Java, il file scaricato è di tipo JAR e può essere avviato sia su sistemi Windows che su Mac, previa installazione di Java sul computer.

 

Se il computer dispone già di Java installato (JRE), è sufficiente scaricare l’app da questo link:
http://www.scuolaclick.it/appmatematica/operazioni.jar

Se Java non fosse installato:
nel caso in cui Java non fosse installato, è possibile scaricarlo direttamente dal sito ufficiale:
https://www.java.com/it/download/
oppure scaricare direttamente da qui i pacchetti per Windows o Mac (iOS):
Per Windows: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-windows-i586.exe
Per Apple Mac: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-macosx-x64.dmg

Giochiamo con le frazioni

Un’app per sistemi Windows o Mac (richiede Java) per esercitarsi con le frazioni, pensata per la scuola primaria.

Realizzata in Java, il file scaricato è di tipo JAR e può essere avviato sia su sistemi Windows che su Mac, previa installazione di Java sul computer.

 

L’app tiene conto delle risposte corrette e degli eventuali errori ed, eventualmente, ripropone le frazioni per cui è stata data la risposta errata.

Se il computer dispone già di Java installato (JRE), è sufficiente scaricare l’app da questo link:
http://www.scuolaclick.it/appmatematica/frazioni.jar

Se Java non fosse installato:
nel caso in cui Java non fosse installato, è possibile scaricarlo direttamente dal sito ufficiale:
https://www.java.com/it/download/
oppure scaricare direttamente da qui i pacchetti per Windows o Mac (iOS):
Per Windows: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-windows-i586.exe
Per Apple Mac: http://www.scuolaclick.it/appmatematica/jre-8u241-macosx-x64.dmg

Vedi anche: La tombola con le 4 operazioni (per Windows)

Azione didattica a distanza… in pillole

Alcuni consigli su come impostare una formazione a distanza efficace (poi, ovviamente, ognuno faccia come crede)

Innanzitutto una premessa: la situazione che si sta presentando è assolutamente nuova, non prevista, non normata, quindi da valutare, successivamente, a bocce ferme, in quanto a reale efficacia. Per questo ogni forma di valutazione deve essere ben ponderata e sarebbe opportuno procedere con molta cautela.

Va detto che la FAD (formazione a distanza) – questo è il nome corretto dell’uso delle tecnologie digitali nell’ambito della trasmissione dei saperi – è un ambito di studi specifici da diversi anni, non è nata con il coronavirus, ha propri paradigmi organizzativi e finalità. Non è mai stata pensata per sostituire in modo massivo la scuola “tradizionale”, né, per ovvi motivi, può farlo. Generalmente la FAD è utilizzata in corsi monotematici o come supporto alla normale attività in presenza e risponde a ben precisi requisiti e ben precise modalità organizzative e di intervento.

Detto questo, affrontiamo il punto focale: qual è la finalità di ogni azione didattica ? Non esiste che una sola risposta: permettere a chi la fruisce di raggiungere l’obiettivo di acquisire conoscenze e competenze.

Quindi l’azione didattica (non importa se in presenza o a distanza) ha senso solo se è finalizzata all’obbiettivo sopra espresso.

Il ruolo del docente: nella classica lezione frontale in presenza, il più delle volte il docente assume la funzione di unico erogatore della conoscenza, e i discenti si limitano ad “assorbire” tale conoscenza. L’efficacia di tale modalità è legata alla capacità comunicativa del docente, non solo alla preparazione specifica, ma anche alla sua capacità di suscitare  interesse, attesa, curiosità.

Ma questo tipo di lezione male si presta in un contesto di comunicazione a distanza. Mancano tutti quelli elementi di comunicazione non verbali propri della lezione in presenza.

La formazione a distanza, invece, vede come artefice principale degli apprendimenti il fruitore, ovvero l’alunno. Compito del docente è fornire materiali, supporto e sistemi di autovalutazione utili al raggiungimento degli obiettivi.

Uno dei punto di forza della FAD è proprio la possibilità del fruitore di organizzare i propri tempi, sapendo di disporre di materiali appositamente realizzati per permettere un accesso chiaro alle informazioni necessarie.

Ecco, quindi, che già l’idea di replicare davanti ad una webcam ciò che si farebbe in presenza, è, quantomeno, illusorio sul piano dell’efficacia.

Come organizzare, quindi, interventi formativi a distanza cercando di renderli efficaci ?

Innanzi tutto va predisposta  una scaletta delle attività che preveda:
– materiale di studio
– sistema di autovalutazione
– confronto con il docente per eventuali chiarimenti
– una valutazione formativa finale

Materiali:
I materiali devono essere chiari, preparati con cura, brevi, monotematici. I docenti possono, ad esempio, registrare brevi video lezioni (non più di 10 minuti) curate nell’esposizione, oppure avvalersi di materiale multimediale  già pronto ed accompagnato da una breve introduzione circa le finalità ed i metodo di studio da seguire.  Il materiale multimediale va integrato con schede riassuntive, mappe concettuali, approfondimenti. Questa è la fase più importante. Inutile perdersi in lunghi sproloqui, meglio saper essere sintetici e saper cogliere l’essenziale. Proprio per questo, questa fase, richiede una progettazione ed una realizzazione curata nei particolari. I punti da tenere presenti sono: il materiale deve essere fruibile in modo asincrono dal discente, che organizza il proprio tempo, deve essere chiaro, stimolare la curiosità e l’attenzione, comprensibile, realizzato con cura. E, soprattutto, non deve annoiare.

Sistema di autovalutazione:
Al materiale di studio si deve accompagnare una serie di test che permettano al discente di porsi le domande corrette e valutare la propria preparazione. Possono, ad esempio, esser usate piattaforma in rete come Questbase o simili contenenti le domande significative con cui l’alunno possa fare esercizio al fine di prendere coscienza di eventuali lacune. L’ideale è fornire anche delle indicazioni sul dove reperire le conoscenze oggetto di lacuna.

Momento di confronto:
Può essere realizzato in modo sincrono, attraverso piattaforme di video meeting o asincrono. Questo è il momento in cui gli alunni, dopo aver affrontato lo studio dei materiali ed aver verificato le proprie eventuali difficoltà, possono interagire con il docente, al fine di ottenere gli eventuali chiarimenti.
Ma, e qui la modalità a distanza, presenta un vantaggio enorme, vi è anche la possibilità di permettere ai ragazzi di porsi domande e fornire risposte reciprocamente, in questo modo il docente diventa non più il solo erogatore di conoscenza, ma, bensì il moderatore della discussione aiutando i ragazzi a cercare, in gruppo o in autonomia, le risposte ai quesiti posti ed incanalando la discussione.

Verifica formativa finale:
E’ il momento di (quasi) tirare le somme. Quasi perché una verifica a distanza non può, per sua natura, essere significativa dal punto di vista della valutazione sommativa, la quale può essere svolta solo in presenza. Ma una “verifica in itinere” può, certamente, fornire al docente il indicazioni in merito all’efficacia del lavoro svolto. Ricordiamoci che, per le ragioni espresse all’inizio, questo tipo di verifica ha un duplice aspetto:
– valutare l’efficacia dell’azione didattica svolta: stiamo esplorando un modo completamente diverso di “fare scuola” e non si può dare per scontato che l’azione didattica messa in campo abbia raggiunto l’obiettivo
– valutare le conoscenze e le competenze acquisite dall’alunno

Tutto questo, comunque, anche nella migliore delle ipotesi, non avrà mai la pretesa di sostituire in toto la didattica in presenza, nella quale entrano in gioco fattori non riproducibili attraverso la comunicazione a distanza.

Un ultimo pensiero di tipo prettamente pratico: non è detto che gli alunni possano fruire di quanto prodotto, sia per limitazioni di tipo tecnico, sia di tipo sociale o organizzativo. Questo è il motivo principale per cui una azione didattica immaginata completamente “on line” non potrà mai essere oggetto di una valutazione formale sommativa, ma può, al massimo, rappresentare uno strumento di aiuto se realizzata con cura.

Una riflessione sul Covid-19

Così, riflettendo… su questo virus si è detto di tutto ed il contrario di tutto.
Chi sostiene che sia un evento naturale, chi sostiene che possa essere un esperimento sfuggito al controllo, altri che si tratti di “prove tecniche” di guerra “batteriologica”…
Qualunque sia l’origine di questa “cosa” stiamo vedendo che questa “cosa”, non più grande di qualche decina di nanometri, con una struttura genetica minimale, primitiva ed instabile, sta mettendo in ginocchio tutta la complessa organizzazione umana. La complessa organizzazione di noi, specie dominante, appartenente al gradino più alto dell’evoluzione.
Pensiamoci: qualcosa che è infinitamente più piccolo e “primitivo” di noi, che non ha alcuna forma di “intelligenza” e, se vogliamo, nemmeno di vera e propria “vita” (per riprodursi deve usare le cellule di qualcun altro), sta distruggendo in pochi mesi tutte le nostre certezze, la nostra economia, i nostri rapporti umani.
Ne usciremo ? Sicuramente, l’umanità nel suo insieme ne uscirà. In fondo non è letale per la stragrande maggioranza di noi. Questo ci dicono i numeri.
Ma COME ne usciremo ? Saremo ancora quelli di prima ? O saremo più insicuri, forse più attenti a ciò che abbiamo e che, ora, temiamo di perdere ? O abbiamo, anche solo per un momento, provato a “decidere” (dentro di noi, intendo) chi potrebbe essere “sacrificabile” ?
Non so, magari i “vecchi”, i nostri genitori anziani, i nonni… I deboli, gli immunodepressi… Riflettiamo. E guardiamoci attorno. Qualcosa è cambiato. E non è un cambiamento superficiale.
Una cosa è certa, questa minuscola entità biochimica ci sta insegnando che la natura non si può controllare. Che è solo una illusione. Che basta qualche migliaio di basi azotate a mettere a dura prova tutta la nostra tecnologia. Forse su questo dovrebbe anche riflettere chi pensa di usare la natura a scopi bellici. E a farci apprezzare quello che abbiamo.

Coronavirus: tra paura e fake news

Purtroppo iniziano a girare, anche tra i ragazzi, su whatsapp e altri “social”, fake news riguardo al coronavirus. Notizie contenenti presunti dati “scientifici” che tali non sono.  Ad esempio circolano “informazioni” del tipo che bastano normali maschere per la polvere perché il virus è “grosso” o che si può evitare il contagio bevendo acqua calda perché “muore” a 29 gradi, e altre fesserie del genere.

Io non sono un virologo, ma facendo riferimento a quanto sostenuto da persone più qualificate di me credo che ci si debba attenere ad alcune informazioni certe e scientificamente, ormai, convalidate:

1. Il virus è molto più contagioso della normale influenza, quindi tende a diffondersi più rapidamente specialmente in contesti in cui molte persone si trovino a coesistere in aree delimitate;

2. Il virus (e questa è l’aspetto più preoccupante) ha tempi di incubazione lunghi, che vanno dai 5 ai 27 giorni; durante questo periodo il soggetto infetto può non presentare alcun sintomo, ma, intanto, diventa a sua volta veicolo di infezione;

3. Nell’80% dei casi la malattia presenta sintomi nulli o di lieve entità, e, finora, non ha fatto vittime sono i 10 anni. Ma, attenzione, un bambino contagiato rischia, a sua volta, anche se non presenta sintomi, di contagiare amici e parenti (fratelli, sorelle, genitori, nonni, zii…);

4. La statistica ci dice che i soggetti più a rischio sono persone già ammalate o con il sistema immunitario indebolito, anziani in particolare, ma anche immunodepressi ecc. che possono presentare complicanze significative e, nel 2,5% dei casi, anche letali. Ma non necessariamente tali complicanze si sviluppano SOLO in soggetti indeboliti;

5. Al momento non esistono terapie curative o vaccini specifici, e questo rende la questione molto diversa da una “banale influenza”.

Poi ci vengono dati dei “consigli”, tra cui lavarsi spesso le mani, usare disinfettanti gel, evitare il contatto degli altri e mantenere una distanza di almeno 1m. Tutte misure validissime, se non fosse che è praticamente impossibile rispettarle in classe.

Altro punto: le famose “mascherine”. Allora esse sono classificate secondo una scala. Si va dalla mascherina chirurgica a quelle protettive classificati da FFP1 a FFP3. Va detto che Né la mascherina chirurgica né la FFP1 hanno alcun potere di protezione dai virus. In pratica, indossando una mascherina chirurgica o una antipolvere (FFP1) l’unico risultato raggiunto è limitare la quantità di saliva “sparata” all’esterno e proteggere (nel caso della mascherina chirurgica indossata dal medico) il paziente, non il medico stesso.
Solo le maschere filtrate di categoria FFP2 e FFP3 proteggono chi le indossa.
(https://www.lubiservice.it/blog/mascherine-ffp1-ffp2-e-ffp3-differenze-e-consigli)

Quindi, vigiliamo. Non fidiamoci delle chiacchiere, cerchiamo di andare a fondo della questione e valutiamo i rischi e cosa fare e non fare.

Coronavirus COVID-19

La mappa in tempo reale della diffusione del Coronavirus COVID-19 elaborata dalla Johns Hopkins University (Maryland – USA)

Qualche parola sui social network

Probabilmente, una delle peggiori mancanze che fa chi usa i social network è quella di NON leggere le condizioni di utilizzo prima di iniziare ad usarli.

Chiariamo un punto essenziale: i social network sono applicazioni in cloud PRIVATE, non rappresentano un SERVIZIO PUBBLICO, ma sono liberamente sottoscrivibili in cambio dell’accettazione incondizionata delle regole date da chi li gestisce.

Ciò significa che quando mi iscrivo e clicco sul quadratino in cui c’è scritto “Accetto le condizioni di utilizzo” firmo un contratto in cui accetto tutto quello che il gestore del social network ha previsto.
Se non le voglio accettare, sono libero di cambiare pagina.

Detto questo, vediamo alcuni punti importanti:

1) I SOCIAL NETWORK NON SONO PER BAMBINI, infatti in tutti i social network è prevista la clausola che VIETA l’uso ai minori di anni 13. Iscriversi o permettere ai propri figli minori di anni 13 di gestire un proprio profilo è una violazione non solo degli accordi ma anche della Legge. In Europa, peraltro, è in corso un dibattito per alzare tale limite a 16 anni. Attenzione: dichiarare un’età diversa rappresenta una dichiarazione mendace ed è punibile penalmente.

2) CIO’ CHE PUBBLICO SU UN SOCIAL NON MI APPARTIENE PIU’ (O QUASI): la maggior parte dei social network prevedono esplicitamente che il contenuto pubblicato dall’utente (quindi messaggi, immagini, video, ecc.) siano ceduti in licenza illimitata – anche se non esclusiva – a chi gestisce il social stesso. Cosa significa ? Significa che se posto una foto e domani quella foto può tornare utile all’azienda che gestisce il social per fare un cartellone pubblicitario, lo può fare e non gli si può dire nulla. Ed è la prima ragione per cui sarebbe utile evitare di postare foto e video dei bambini. Di solito le clausole riservano all’azienda che gestisce il social network anche il diritto di trasferire i contenuti a terzi, senza limitazioni. Quindi potranno tranquillamente vendere i vostri contenuti.

3) NEI SOCIAL NON ESISTE L’ANONIMATO: tutto ciò che viene immesso (anche se successivamente cancellato) rimane, potenzialmente, PER SEMPRE nei server di chi gestisce il social, associato ai dati dell’utente (liberamente dati al momento dell’iscrizione), all’indirizzo IP e ad ogni altra possibile forma di tracciamento.

4) L’OFFESA SUI SOCIAL EQUIVALE AL REATO DI PUBBLICA DIFFAMAZIONE: ed è un reato perseguibile penalmente. I leoncini da tastiera sono avvisati.

5) NON ESISTONO CONTENUTI PRIVATI: è vero che spesso i social prevedono di poter gestire il “pubblico” a cui vogliamo mostrare i nostri contenuti, ma, leggendo tra le righe delle condizioni d’uso di quasi tutti i social network si apprende che è solo un sistema di filtraggio, tuttavia i contenuti sono e rimangono pubblici e il social network può, in ogni momento, modificare, liberamente, le condizioni di diffusione.

6) E’ VIETATO PUBBLICARE FOTO DI TERZI: attenzione ai selfie o alle foto che includono persone (soprattutto se minori) dei quali non si dispone della liberatoria alla diffusione, può costare MOLTO MOLTO MOLTO caro. Si tratta di diffusione non autorizzata di dati personali, penalmente perseguibile.

7) MANTENERE UN SOCIAL NETWORK COSTA: chi li gestisce paga milioni di euro l’anno per la loro presenza in rete e da qualche parte tali soldi devono pur saltare fuori (nessuno fa beneficenza). Ed il ricavo tali società lo ottengono vendendo i nostri dati.

Ed ora, ciascuno decida se continuare ad usarli o meno. L’importante è sapere come stanno le cose.

 

Qualche parola sullo studio.

Qualche parola sullo studio.

In questi anni ho avuto modo di sperimentare l’approccio  di alunni, ma soprattutto genitori, alla questione “studio”.

Con queste poche note vorrei illustrare il mio punto di vista.

Innanzi tutto, una delle frasi più ricorrenti, è “ma io ho studiato” (nella variante genitoriale “ma mio figlio aveva studiato”). Bene chiariamo cosa significa “studiare”. Studiare NON significa leggere un paio di volte qualcosa e, passati 5 minuti, mettere da parte con la convinzione di aver fatto il proprio dovere. Eh no. Studiare significa attingere alle fonti, ragionare su quanto acquisito, riorganizzare le informazioni, saperle esprimere con “le proprie parole” (accidenti al copia-incolla), saperle applicare.
Lo sai fare ? , se la risposta è sì, allora hai studiato. Se la risposta è no, ricomincia.

Poi, la domanda successiva è “per quanto tempo ?”. Bene, chi ha letto con attenzione il punto precedente, la risposta l’ha intuita. Per tutti gli altri la esplicito: quanto serve a raggiungere l’obiettivo.  Studiare “a tempo” è una contraddizione in termini. Si studia fino a quando non si è in grado di padroneggiare l’argomento trattato. In base alla difficoltà a qualcuno possono bastare minuti, a qualcun altro, ore. Ognuno deve organizzare il proprio tempo in funzione dell’obiettivo.

Altra domanda “ma quanto ho preso ?”. E’ la peggior domanda in assoluto. La domanda corretta è: “cosa ho imparato ? cosa ora so fare (che prima non sapevo) ?”. Lo studio non va mai finalizzato al voto, ma alla conoscenza. Studiare “per il voto” è, semplicemente, un “non studiare”.  Lo scopo dello studio è arricchire le proprie conoscenze ed acquisire nuove competenze. Per inciso: non si studia per “la verifica”, ma per crescere, anche e soprattutto sotto l’aspetto culturale.

E veniamo alle famigerate “verifiche”. A cosa servono ? A collezionare “voti” ? Eh, no, cari ragazzi e cari genitori, le verifiche non sono altro che il “termometro” di ciò che si sa e si sa fare. E’ uno strumento straordinario per prendere coscienza della qualità dello studio svolto e dell’impegno profuso. La verifica ti fa capire se hai studiato o se hai semplicemente perso tempo. E, comunque, ti fa capire dove, eventualmente devi concentrarti per raggiungere il risultato. E, quindi, ricominciare a studiare.
Attenzione: prendere un 6 e dire “mi accontento” significa offendere sé stessi.

Vediamo, infatti, il voto della verifica ? La domanda “ma X è un bel voto ?”. Beh, la risposta sintetica è: se non è il massimo, non è un “bel voto”. Se il voto è il termometro dell’obiettivo raggiunto e tu tale obiettivo, nella sua totalità, non l’hai raggiunto, lo puoi considerare un “buon voto” ? Se puoi arrivare a 100 e ti fermi ad 80, hai raggiunto l’obiettivo ? Se uno scalatore decide di scalare il Monte Bianco, ma si ferma dopo i primi 300m, sarà contento della sua impresa ? Beh, rispondiamo a queste domande ed avremo la risposta. Ovviamente la verifica DEVE essere obiettiva ed avere dei limiti raggiungibili, ma questo è il compito dell’insegnante. Compito dell’alunno è metterci tutto sé stesso, senza se e senza ma.

E veniamo ai “compiti per casa”. Troppi ? Troppo pochi ? Perché non li fanno a scuola ? “il ragazzo ha già tanti impegni…”. Iniziamo a chiarire: l’esercizio a casa, in autonomia, ha una funzione precisa: aiuta a “fissare” gli apprendimenti. Certamente non ha senso un abuso dello strumento (far fare 100 espressioni ad un ragazzo da un giorno all’altro non necessariamente è la soluzione migliore). Ma, certamente, sapersi riservare un tempo, in un contesto diverso da quello della classe, dove, in COMPLETA AUTONOMIA ciascuno si mette alla prova e verifica se è in grado o meno di raggiungere gli obiettivi (altrimenti si ritorna al punto iniziale) è fondamentale. A scuola si apprende l’uso degli strumenti, ma è a casa, quando nessuno è disposto ad aiutarti, che ci si mette alla prova. Ebbene sì, i “compiti” possono essere scomodi, ma aiutano ad apprendere.

Ultimo capitolo: le “giustificazioni”. E qui siamo all’assurdo del genitore che, invece di spronare il proprio figlio a dare il massimo, quindi a superare eventuali difficoltà, gli insegna ad “aggirarle”. Ragazzi cari, la vita è piena di difficoltà, la vita è competizione, con sé stessi e con gli altri, e la scuola deve essere la palestra in cui imparate ad affrontare le difficoltà, a prenderle per le corna e superarle, non certamente a nascondersi dietro a mille motivi per non fare. Perché sia chiaro, per evitare la fatica si possono trovare mille motivi, ma per raggiungere lo scopo, ve ne è soltanto uno: la volontà di farlo. Ed arrendersi alla difficoltà, magari nascondendosi dietro a  due righe scritte dal genitore, non rappresenta, certamente, il miglior modo di affrontare le sfide. Se scendo in campo per affrontare una partita, lo faccio per vincere. Magari poi perdo, ma devo voler vincere comunque.

Un ultimo appunto: molti alunni e a volte anche i genitori vorrebbero una “scuola facile”. Beh, la scuola facile è quella che NON insegna nulla, quella che NON richiede impegno, quella che NON richiede fatica. In sintesi quella che finge di insegnare e ti chiede quello che sai già. Ma, allora, perché andarci ? Per avere la soddisfazione di avere una serie indefinita di risultati scontati (la logica dell’apparire in contrapposizione a quella dell’essere) ? Questa è Scuola (con la S maiuscola) ? La vera Scuola non deve essere “impossibile” (su questo siamo d’accordo) ma non può essere “facile”, deve stimolare intelligenza e creatività, deve abituare a ragionare, deve insegnare ad usare gli strumenti e poi fare in modo che ciascuno, in PIENA AUTONOMIA, li sappia padroneggiare. Altrimenti è una farsa, una sceneggiata, inutile, che fa solo perdere tempo.

Poi, ognuno decida cosa vuol fare del proprio tempo. Per come la vedo io, lo studio è e deve essere una cosa seria ed impegnativa. E, se fatto bene, sa dare grandi soddisfazioni.

Maestro Fabio

Load more

La navigazione su questo sito implica l'accettazione dell'uso di cookies. Il presente sito non prevede l'inserimento di dati personali né effettua alcuna profilazione dell'utente, utilizza esclusivamente cookies tecnici indispensabili alla navigazione. Per maggiori informazioni...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi